Cinema

Nomadland: la recensione del film di Chloé Zhao che ci permette di viaggiare senza dirsi mai addio

Nomadland di Chloé Zhao è un viaggio intimo e profondo nei territori sconosciuti e conosciuti dell’animo umano. Fren, interpretata da una toccante Frances McDormand, è una donna che vive il dolore in modo intimo e silenzioso. Ha perso suo marito ed ha vissuto la morte della persona che più amava come un vuoto, composto da assenza, silenzio ed incertezze. Durante la Grande recessione, si ritrova anche senza lavoro. Ha sessant’anni ed un mondo intorno da scoprire per rinascere. La sua casa è un furgone che diventerà il fedele compagno di un viaggio destinato a cambiarle la vita. Fren attraversa i colori, le terre, la natura incontaminata e le atmosfere degli Stati Uniti occidentali. In un percorso intimo, profondo, necessario, conosce persone e vite diverse. Ognuna di queste vite convive con un dolore. Ogni storia fa i conti con un passato diverso. Ogni volto possiede una voce da dover ascoltare. Fren e gli sconosciuti che incontra lungo una strada sono nomadi moderni che intrecciano tra di loro un rapporto umano naturale, fraterno, in cui la condivisione diventa una stretta di mano inaspettata ma delicata.

Nomadland. Highwayman Films, Hear/Say Productions, Cor Cordium Productions

Nomadland, la recensione del film di Chloé Zhao

Ma in questo viaggio lungo le intimità condivise di ogni essere umano, Chloé Zhao racconta la perdita, il dolore del lutto. Quel vuoto dell’assenza che mette in discussione la vita di chi resta e deve sopravvivere alla persona amata. Fren è sola senza suo marito, eppure, in quella solitudine si riconnette all’essenza della vita: la terra. Quella terra sconosciuta la avvolge e protegge come una madre. La rigenera e la sfida in una battaglia corpo a corpo, non violenta ma bisognosa di essere combattuta.

Alle persone che muoiono, dobbiamo dover per forza dire ‘Addio’, anche se quell’addio è contro natura. Qualcosa di ingiusto e spesso insopportabile da dover pronunciare ed accettare. Vorremmo non dover mai dire addio a chi abbiamo amato di più nella vita. Mai. Zhao racconta con un’estrema delicatezza ed un tatto tangibile quanto fa male dover lasciare, in modo fisico, una persona che smette di vivere. Nel viaggio di Fren dove si incontrano persone e storie, le è permesso di non dire più addio a nessuno, ma soltanto ‘Arrivederci’. Sta tutta lì la magia e la potenza di una storia come Nomadland, nell’Arrivederci. Quella parola non solo diventa un’ancora di salvezza per una donna, ma anche uno spiraglio di luce per vivere la vita che c’è, quell’essenza che sfiora ed attraversa nonostante il dolore che sente nel petto. A Fren viene data un’occasione grande e potente: quella di vivere anche per suo marito, di addentrarsi in luoghi sconosciuti della terra e conoscerli, per alimentare la sua anima, per coltivarla e farla rifiorire in qualche modo.

Nomadland. Highwayman Films, Hear/Say Productions, Cor Cordium Productions

Chloé Zhao ci consegna tra le mani un messaggio potente che in una scena del film sembra quasi rompere lo schermo e regalarci una carezza fisica: «Una delle cose che amo di più di questa vita è che non c’è un addio definitivo. Ho conosciuto centinaia di persone qui, e io non dico mai addio per sempre. Dico solo: ci vediamo lungo la strada».

Nomadland, candidato agli Oscar 2021, ci permette di salutarci, di incontrarci lungo la strada. E allora, quando finisco di guardare questo film, inizio anche a pensare a cosa vorrei, e mi dico: Vorrei non dover mai dire addio a nessuno, ma soltanto: Ci vediamo lungo la strada.

Nomadland. Highwayman Films, Hear/Say Productions, Cor Cordium Productions

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