Lady Bird: imparare a volare con saggezza

Lady Bird: “I just wish that you liked me”
Mum: “Of course I love you”
Lady Bird: “But do you like me?”
Mum: “I want you to be the very best version of yourself that you can be”
Lady Bird: “What if this is the best version?”

In “One Day”, a un certo punto, Emma dice al suo Dexter, che è caduto veramente in basso nel trascurarsi e si perde: “I love you… It’s just that I don’t like you anymore”. Ti amo … È solo che non mi piaci più, ora. (Dopo un bel po’, almeno, si è ripigliato.)

Quante volte ce lo saremo sentiti dire, o avremmo tanto voluto dirlo a qualcuno. Forse l’abbiamo fatto. Forse se lo meritava.

Chi siamo noi per giudicare, in realtà? Nessuno. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra, dicevano. Scusate se vi riempio di citazioni, ma trovo che spesso siano il miglior modo per esplicitare concetti complessi. Siamo solo persone che vogliono bene a, o amano, altre persone, e vorrebbero vederle sempre felici e realizzate, al massimo delle loro capacità e desideri, ma soprattutto delle aspettative che noi abbiamo su di loro. Esistono i casi limite, naturalmente, in cui coloro a cui teniamo si rovinano con le loro stesse mani, per motivi più o meno seri; ma di norma, è solo il nostro ego a parlare, la nostra eccessiva apprensione dettata dalla presunzione di sapere cosa sia meglio per chi amiamo, per quanto animati da intenzioni trasparentemente buone.

Ciò che è meglio per me, non è meglio per qualcun altro. Se un’amica fosse contenta di fare la commessa in un negozio, cosa mai mi autorizzerebbe a fare la snob della situazione e andarle a dire di iscriversi all’università, solo perché io al suo posto ambirei a “qualcosa di meglio”? Certo, si possono dare consigli, ma la serenità degli altri, nonché di noi stessi, dovrebbe venire al primo posto, e chissene delle etichette sociali che la gente smania per abbinare. Ognuno è artefice del proprio destino e padrone della propria vita, di come decide di viverla secondo le proprie inclinazioni e la propria classifica di priorità e valori.

Lady Bird, Scott Rudin Productions, Entertainment 360, IAC Films, Mission Films

Naturalmente, fa parte della Costituzione implicita ma esplicita della genitorialità, preoccuparsi per i propri figli e cercare di indirizzarli; con le migliori intenzioni, ovvio. Peccato che la perfezione non esista. Che anche la versione migliore di noi stessi, spesso, sia in stand-by. Scopriamo piccole o grandi parti di noi giorno per giorno; sbagliando, imparando, ricadendo, e poi rialzandoci, imboccando la via, perdendoci.
Bisognerebbe avere il raro dono di far sentire compresi e accettati gli altri – ma in primis, noi stessi; la cosa che ci riesce più difficile, perché da noi più che dagli altri pretendiamo il massimo, non ammettiamo sconfitte e finiamo per martoriarci, forse perché in realtà ci vogliamo meno bene di quanto ne vogliamo a chi ci sta intorno – indipendentemente dal momento magari particolare che possono star vivendo ora.
La vita è una sola, ma le possibilità di farle prendere la direzione più giusta per noi sono più di quante si possano immaginare.

Bisogna accettarlo. Bisogna darsi e dare la possibilità di crescere, migliorare. Da soli.
Seguendo il proprio istinto, ma non sempre.
Tanto, se il ceppo è buono e l’educazione pure, alla fine ci si ritrova al punto in cui si supponeva di dover essere, riprendendo le abitudini che si credeva di voler perdere per sempre e sostenendo cose che pochi mesi prima sembravano orride imposizioni.
La smania di perfezionismo che i genitori inculcano nei figli e che per anni si cerca di combattere, ritorna a galla quando meno ce lo si aspetta, e nelle forme più bizzarre.

Christine asseconda istintivamente le spinte della madre a desiderare di più per sé stessa, di più di quel che ha o potrebbe ottenere rimanendo nella sua comfort zone e nascondendosi dietro la scusa delle difficoltà finanziarie e logistiche. Christine decide di inviare la domanda di iscrizione in un’università costosa, ubicata a New York dunque lontana da casa, e soprattutto, facoltosa e di altissimo livello. Christine vuole dimostrare di poter essere la versione migliore di sé stessa, e prende persino la patente prima di partire: il suo tallone d’Achille, la sua più grande sfida.

Questo spirito d’iniziativa e intraprendenza le si ritorce contro, tramite la rabbia cieca e apparentemente ingiustificata che la madre le riversa addosso; la stessa madre che le ripete da mesi che non sono gente ricca e che si devono accontentare; d’altro canto, non gliene fa passare una; in ultima istanza, però, il percorso universitario è fondamentale e la madre si sente inutile e frustrata ai massimi livelli perché non può aiutarla del tutto, viste le risorse limitate. Christine l’aveva inizialmente tagliata fuori per non sentire i suoi giudizi martellanti, ma anche per proteggerla da uno scenario in cui si sarebbe sentita molto inadeguata. Sua madre. Per la prima volta. Vulnerabile.

I genitori fanno sacrifici per i figli; li amano più di sé stessi e li crescono con dedizione.
A molti di loro viene semplice dire quanto tengano a loro e dimostrarlo attraverso anche l’essere pressanti, se può servire. Ma viene così difficile fare complimenti sentiti, privi di giudizio, di “se però invece”, di postille e di puntualizzazioni varie. Forse perché sanno che sono ancora in divenire e non vogliono emettere giudizi affrettati. Forse perché è difficile ammettere che le proprie creature siano in realtà imperfette, e nel dubbio si tace o si cerca di correre ai ripari con correzioni continue e compulsive.
Come quando si indossa il più bell’abito da sera che si possa immaginare e qualcuno ci scruta in continuazione, facendo venire mal di testa a furia di girarci intorno, per verificare che non ci siano pieghe strane, pelucchi, capelli impigliati nel nostro abito.

Ma qualche apprezzamento fa così bene, ogni tanto; riconoscimenti tangibili per l’impegno e la fatica profusi, proprio dietro l’insegnamento dei genitori, in primis. Invece, è più probabile riceverne dagli insegnanti, dagli amici, dai fidanzati. Da persone meno giudicanti, meno coinvolte. Sappiamo o perlomeno inguiamo che i genitori pensino certe cose, ma i figli hanno un gran bisogno di sentirsele dire.

Amo i film che mi aiutano a comprendere meglio quella che è la vita di ogni di noi, in fondo, anche se si dipana in diverse sfumature e in diversi momenti. Ho voglia di leggerezza e di profondità al contempo, e Lady Bird mi ha regalato questo tipo di esperienza. Spero che per voi sia lo stesso.

Testo di Elena Villa

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